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Pensare per immagini: come utilizzo lo sketchnote in psicoterapia

27 ago
Tempo di lettura: 7 min
rappresentazione utilizzo sketchnote in psicoterapia di Nadir Moretto


A volte, durante una seduta, parlare non basta.


Non perché manchino le parole, ma perché ci sono momenti in cui le parole iniziano ad accumularsi: pensieri, emozioni, episodi, persone, paure, tentativi di soluzione. Tutto sembra importante e, proprio per questo, può diventare difficile vedere che cosa collega una cosa all'altra.

In questi momenti mi capita di prendere un foglio, oppure di utilizzare la lavagna presente nel mio studio, e iniziare a disegnare.

Non necessariamente qualcosa di bello.

Una freccia. Un omino. Due parole. Una linea che torna indietro. Un bivio. Un cerchio attorno a qualcosa che continua a ripetersi.

È uno dei modi in cui utilizzo lo sketchnote e il visual thinking all'interno del mio lavoro psicoterapeutico.


Che cos'è lo sketchnote?


Lo sketchnote è una modalità di rappresentazione delle informazioni che combina parole, immagini semplici, simboli, frecce, contenitori e collegamenti visivi.

Non significa necessariamente “saper disegnare”.

Anzi, spesso i disegni sono estremamente essenziali: poche linee servono semplicemente a rendere visibile un concetto.

Nato soprattutto come strumento per prendere appunti e organizzare idee, lo sketchnote può diventare interessante anche all'interno di un colloquio psicologico quando viene utilizzato per rappresentare ciò che sta emergendo nella conversazione.

Nel mio caso non considero lo sketchnote una terapia a sé, né una tecnica da applicare automaticamente.

È piuttosto uno strumento che posso utilizzare quando penso che vedere qualcosa possa aiutarci a comprenderlo meglio.


Dal racconto alla mappa

Durante una seduta possono emergere molti elementi contemporaneamente.

Una persona, per esempio, potrebbe raccontare:

“Ho paura di sbagliare, allora controllo tutto. Ma più controllo, più mi vengono dubbi. E quando arrivano i dubbi controllo ancora di più.”

Possiamo continuare a parlarne.

Oppure possiamo provare a rappresentarlo:


paura di sbagliare → controllo → dubbio → nuovo controllo → maggiore tensione


esempio sketchnote tipo processo di controllo di un paziente di Nadir Moretto


Improvvisamente non abbiamo più soltanto una serie di pensieri.

Abbiamo davanti un processo.

E guardare insieme quel processo può permettere di fare una domanda diversa:

Dove potremmo provare a interrompere questo circuito?

È un passaggio che mi interessa particolarmente perché nel mio modo di lavorare cerco spesso di spostare l'attenzione dal singolo sintomo alla modalità attraverso cui una difficoltà viene costruita e mantenuta nel tempo.

Un esempio di questo tipo di rappresentazione si può vedere anche nell'articolo “Quando controllare tutto non basta più”, dedicato al bisogno di controllo e ai meccanismi che possono mantenerlo.



Rendere visibile ciò che normalmente rimane nella mente: sketchnote in psicoterapia


Una delle caratteristiche che trovo più interessanti dello sketchnote è la possibilità di portare fuori dalla mente qualcosa che, fino a quel momento, esisteva soltanto sotto forma di pensieri.

Quando un problema rimane completamente nella nostra testa può apparire enorme, confuso e difficile da afferrare.

Rappresentarlo non significa automaticamente risolverlo.

Può però permettere di osservarlo da una posizione differente.

Possiamo accorgerci che due situazioni apparentemente diverse attivano la stessa paura.

Che una reazione emotiva arriva sempre dopo un certo pensiero.

Che quello che sembrava un problema unico è composto, in realtà, da diversi passaggi.

Oppure che continuiamo a girare intorno allo stesso punto senza accorgercene.

È qualcosa che accade spesso anche nel rimuginio mentale: il pensiero sembra muoversi continuamente, ma in realtà torna sugli stessi punti senza produrre nuove possibilità.



La mappa può allora diventare un oggetto sul quale ragionare insieme.


Non è il terapeuta che “spiega” il paziente


Per me questo aspetto è particolarmente importante.

Lo sketchnote non dovrebbe diventare il disegno attraverso il quale il terapeuta comunica:

“Tu funzioni così.”

Preferisco utilizzarlo come una costruzione condivisa.

Disegno qualcosa.

La persona guarda.


Può dirmi:

“No, qui non succede questo.”

“Prima viene la rabbia.”

“Questa cosa è molto più importante.”

“Manca completamente quest'altro pezzo.”


E allora cancelliamo, spostiamo, aggiungiamo una freccia.

In questo senso il disegno diventa coerente con il mio approccio cognitivo-costruttivista alla psicoterapia.

La persona che ho davanti non è qualcuno da decifrare dall'esterno. È la persona che conosce dall'interno la propria esperienza.

Il mio compito è aiutarla a osservarla, organizzarla, formulare ipotesi e, quando possibile, costruire nuove possibilità.

Questo modo di intendere il percorso è alla base del mio lavoro e lo approfondisco anche nella pagina Chi sono e come lavoro.



Perché può essere utile?


Ci sono diversi motivi per cui, nella mia esperienza, una rappresentazione visiva può essere utile durante un percorso psicologico.


1. Aiuta a organizzare esperienze complesse

Alcuni problemi contengono molti elementi contemporaneamente.

Pensieri, emozioni, sensazioni corporee, comportamenti, relazioni e ricordi possono intrecciarsi.

Una rappresentazione visiva può aiutare a distinguere questi elementi senza separarli completamente.

Questo può essere particolarmente utile anche quando si lavora su ansia e stress, dove pensieri, sensazioni corporee, anticipazioni, evitamenti e tentativi di controllo possono alimentarsi reciprocamente.


pagina “Ansia e stress”


2. Permette di individuare gli schemi che si ripetono

Molto spesso non soffriamo soltanto per ciò che accade, ma perché alcune modalità tendono a ripetersi.

Cambiano le persone o le circostanze, ma qualcosa del processo rimane sorprendentemente simile.

Disegnare una sequenza può rendere più evidente questa ripetizione.

Può accadere, per esempio, nella paura del giudizio, quando il timore di essere valutati porta a controllarsi, evitare, rimuginare e successivamente sentirsi ancora più insicuri.



3. Favorisce l'elaborazione delle informazioni

Trasformare qualcosa che stiamo pensando in un'immagine richiede di fare delle scelte.


Cosa è importante?

Cosa viene prima?

Che cosa è collegato?

Quali elementi possiamo lasciare sullo sfondo?


La ricerca sui processi di apprendimento e memoria ha mostrato che il disegno può favorire l'elaborazione e il ricordo delle informazioni attraverso l'integrazione di componenti semantiche, visive e motorie.

Questo non significa che uno sketchnote renda automaticamente più efficace una psicoterapia.

Suggerisce però qualcosa di interessante: tradurre un contenuto in una forma visiva significa anche elaborarlo, selezionarlo e organizzarlo.

Ed è proprio questo processo che può essere utile durante un colloquio.


4. Crea qualcosa a cui possiamo tornare

Una mappa costruita durante un colloquio può essere ripresa successivamente.

A volte basta guardarla per ricordare rapidamente un ragionamento fatto settimane prima.

Altre volte è ancora più interessante accorgersi che quella vecchia rappresentazione non descrive più bene la situazione.

Significa che qualcosa è cambiato.


Quando ci sentiamo bloccati

Lo strumento visivo può diventare particolarmente interessante nei momenti in cui una persona sente di non riuscire a scegliere o a muoversi.

Di fronte a una decisione possono esserci contemporaneamente desiderio, paura, senso di responsabilità, bisogno di sicurezza, aspettative degli altri e conseguenze immaginate.

Raccontati tutti insieme possono sembrare un unico grande problema.

Mettendoli su un foglio possiamo iniziare a distinguerli.

È un tema che approfondisco anche nell'articolo “Mi sento bloccato: perché è così difficile decidere?”.



La rappresentazione visiva non serve a trovare automaticamente la scelta giusta.

Può servire, piuttosto, a comprendere che cosa rende quella scelta così difficile.


Emozioni difficili da raccontare


Lo stesso può accadere quando proviamo a comprendere le emozioni.

Pensiamo, per esempio, alla rabbia.

La rabbia può apparire come qualcosa di immediato:


accade qualcosa → mi arrabbio


Osservandola più attentamente potremmo invece scoprire un processo molto più articolato.

Potrebbero esserci una sensazione di ingiustizia, una paura, un'aspettativa disattesa, la percezione di non essere rispettati, una reazione corporea e infine un comportamento.

Disegnare questi passaggi permette di separare ciò che inizialmente sembrava un unico blocco.

E soprattutto permette di cercare più punti nei quali diventa possibile intervenire.

Lo stesso principio può essere applicato ad ansia, paura del giudizio, bisogno di controllo, rimuginio e altre esperienze nelle quali pensieri, emozioni e comportamenti tendono ad alimentarsi reciprocamente.


Rappresentare ciò che accade nelle relazioni


Le mappe possono essere utili anche quando il problema non riguarda soltanto quello che accade dentro una persona, ma ciò che succede tra due persone.

In una coppia, per esempio, può costruirsi una sequenza del tipo:


uno cerca rassicurazioni → l'altro si sente sotto pressione → si allontana → il primo percepisce maggiore distanza → aumenta la richiesta di rassicurazione


A quel punto diventa meno importante stabilire chi abbia iniziato.

Diventa più interessante osservare il ciclo che la coppia costruisce insieme.

È proprio degli schemi relazionali che tendono a ripetersi che parlo nell'articolo “Perché capita di litigare sempre per le stesse cose in coppia”.


Quando questi cicli producono sofferenza o distanza, è possibile approfondire anche come lavoro nei percorsi di terapia di coppia.



Non serve essere creativi


Quando propongo una rappresentazione visiva, non mi interessa minimamente valutare la capacità di disegnare della persona.

Non stiamo realizzando un'opera d'arte.

Una persona può essere rappresentata con un cerchio e quattro linee.

Un muro può essere un rettangolo.

Una paura può essere una nuvola.

Oppure possiamo utilizzare soltanto parole e frecce.

L'immagine deve essere utile, non bella.

Questo è anche il motivo per cui distinguerei l'utilizzo che faccio dello sketchnote dall'arteterapia: non utilizzo il disegno come disciplina terapeutica autonoma né interpreto artisticamente ciò che viene prodotto.

Lo utilizzo come strumento per pensare.


Il foglio come spazio condiviso


C'è un'altra cosa che apprezzo particolarmente.

Quando terapeuta e paziente guardano insieme un foglio o una lavagna, per qualche momento non sono più semplicemente uno di fronte all'altro.

Sono entrambi rivolti verso qualcosa.

Il problema è lì.

Possiamo osservarlo.

Possiamo discuterlo.

Possiamo modificarne la rappresentazione.

Questa posizione mi sembra molto vicina al modo in cui intendo la terapia:

non lavorare sulla persona, ma lavorare con la persona sul problema che sta cercando di comprendere.


Il mio modo di lavorare


Sono Nadir Moretto, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-costruttivista.

Nel mio lavoro cerco di comprendere insieme alla persona come attribuisce significato a ciò che vive, quali modalità utilizza per affrontare le difficoltà e quali di queste, pur essendo nate magari come tentativi di protezione, oggi possono essere diventate rigide o poco funzionali.

Per questo utilizzo strumenti differenti.

La conversazione rimane centrale.

Ma, quando può essere utile, possiamo affiancarle mappe, schemi, esercizi, metafore, scrittura o rappresentazioni visive.

Lo sketchnote rientra in questo modo di intendere il percorso: rendere comprensibile qualcosa abbastanza da poter iniziare a guardarlo in maniera nuova.

Puoi approfondire il mio approccio e il modo in cui lavoro nella pagina Chi sono e come lavoro.



Una mappa non è la realtà


C'è infine un aspetto che considero fondamentale.

Qualunque schema produciamo durante una seduta rimane un'ipotesi.

Una mappa.

E una mappa non coincide mai completamente con il territorio.

Serve per orientarci.

Se non funziona più, possiamo cambiarla.

Se manca qualcosa, possiamo aggiungerlo.

Se scopriamo una strada che prima non vedevamo, possiamo ridisegnarla.

Forse è proprio questo uno degli aspetti dello sketchnote che sento più vicino al mio modo di intendere la psicoterapia.

Non costruire una spiegazione definitiva della persona.

Ma provare, insieme, a disegnare mappe che permettano di vedere nuove possibilità di movimento.


Psicoterapia a Fonzaso, vicino a Feltre, e online


Ricevo nel mio studio a Fonzaso, vicino a Feltre, in provincia di Belluno, e svolgo anche colloqui online.

Mi occupo di percorsi rivolti ad adulti, giovani e coppie che stanno attraversando situazioni di ansia e stress, difficoltà relazionali, momenti di blocco, rimuginio, difficoltà emotive o fasi di cambiamento.

Puoi conoscere più nel dettaglio chi sono e come lavoro, approfondire i percorsi per ansia e stress oppure, se vuoi valutare direttamente la tua situazione, puoi contattarmi per un primo colloquio.


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